Seraphine (2008), [XviD – Ita Ac3]  (0 bytes)

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Senlis, Piccardia, 1914. Séraphine Louis è un’umile governante che di giorno lavora come donna delle pulizie e lavandaia a cottimo e di notte dipinge fra le mura di un piccolo appartamento. Séraphine non ha alcuna conoscenza delle tecniche pittoriche. La sua arte trae forza dalla fede religiosa e dalla contemplazione delle forme della natura. Un giorno, presso la casa nella quale presta servizio, viene ad alloggiare il celebre critico d’arte tedesco Wilhelm Uhde, fra i più importanti collezionisti e mecenati delle esposizioni parigine. Uhde, dopo aver scoperto per caso uno dei quadri della domestica, rimane impressionato dai colori e dalla grande vitalità della sua arte e decide di coltivarne il talento.
Séraphine de Senlis è probabilmente la sola reale esponente dell’art naïf. L’unica la cui condizione sociale e psicologica abbia realmente determinato la creazione di un’arte ingenua, genuina, popolare sia nei motivi decorativi che nelle tecniche di composizione, ispirata unicamente da momenti di estasi per la natura ed esperienze sinestetiche. Per raccontarne la biografia come una storia tragica di redenzione popolare, Séraphine si divide in due parti, perfettamente simmetriche: prima e dopo la Prima guerra mondiale, prima e dopo la presa di coscienza da parte di Séraphine del proprio talento. Questa suddivisione è ulteriormente accentuata non solo dalla sua precisa collocazione mediana, ma anche da delle continue dissolvenze al nero che danno un ritmo sequenziale al racconto e che costituiscono un percorso sincopato, dalla vocazione artistica fino all’aggravarsi delle condizioni mentali, all’interno del quale i dettagli della vita di Séraphine finiscono per avere molta più importanza del quadro d’insieme.
Nonostante il critico Uhde affermi di preferire la definizione di “primitivi moderni” a quella di “pittori naïf”, Martin Provost mette in risalto entrambi gli aspetti della sua eroina. La continua ricerca di un contatto primigenio con la natura, gli alberi, le piante e l’acqua, le geniali capacità di misturare le tinte, l’uso violento e impetuoso dei colori, ne farebbero una grande pittrice primitiva, mentre la vocazione religiosa ai limiti della follia, il piacere per i vini robusti e la vanità latente, ne espongono tutta l’ingenuità. Se tali contrasti risultano sfumati è solo grazie a Yolande Moreau, in grado di muoversi in modo straordinario fra grazia e rozzezza, mostrando un catalogo di espressioni sottilmente bizzarre, goffe, deliranti, tenere, folli, umili, frivole. Nel suo volto e nei suoi occhi, Séraphine de Senlis non diviene né un genio incompreso, né una sciocca fortunata, ma una comune invasata con il dono eccezionale di far sgorgare luci e colori su di una grande tela.
Dove invece il film riesce meno a salvarsi dalla contraddizione è nell’idea di realizzare il ritratto di una geniale “primitiva” ricorrendo ad uno stile calligrafico e affettato, finalizzato ad un realismo accademico non prodigo di astrazioni (con qualche eccezione, come la sedia in ferro battuto ricorrente come invito alla contemplazione della natura). In questo modo, la raffinatezza di Provost finisce con l’avvicinarsi più ai gusti del conformismo borghese tanto vituperati da Uhde che al linguaggio semplice e istintivo della forma popolare.

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Seraphine (2008), [XviD – Ita Ac3]
Seraphine (2008), [XviD – Ita Ac3]
Seraphine (2008), [XviD – Ita Ac3]
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